Progetto Nature Nourishes

Benvenuti in Sierra Leone

Benvenuti in Sierra Leone, uno dei Paesi più poveri del mondo, caratterizzato da un elevato livello di degrado ambientale. Numerose organizzazioni internazionali operano qui attraverso progetti sociali e ambientali, ma generare un cambiamento concreto non è affatto semplice.

Mi chiamo Andrea Massagli, sono un biologo conservazionista e sto lavorando a uno di questi progetti per cercare un equilibrio tra la tutela dell’ambiente e il benessere delle comunità locali: il connubio fondamentale per una conservazione efficace e duratura. Oggi vi porto con me in questo viaggio.

Lavoro a un progetto finanziato dal World Food Programme (WFP) e realizzato in collaborazione con il Tacugama Chimpanzee Sanctuary. L’obiettivo è migliorare le condizioni di vita di alcune comunità remote della Sierra Leone e, allo stesso tempo, promuovere la protezione degli ecosistemi naturali.

Purtroppo, come sappiamo, le condizioni del nostro pianeta sono in declino da molti decenni. Dalla colonizzazione alla rivoluzione industriale, la storia recente dell’umanità è stata caratterizzata da un intenso sfruttamento delle risorse naturali e, spesso, delle persone stesse.

Conservazione o sopravvivenza?

Nei Paesi considerati poveri, come molti Stati africani, la situazione è particolarmente complessa. Paradossalmente, si tratta spesso di territori ricchi di risorse naturali che, per molte ragioni, non riescono a tradursi in benessere per le popolazioni locali. Di conseguenza, la pressione sugli ecosistemi continua, ma nella maggior parte dei casi non per profitto: semplicemente per sopravvivenza.

Le comunità con scarso accesso all’istruzione e alle opportunità lavorative sono spesso costrette a cacciare e a convertire aree forestali in terreni agricoli per garantire il sostentamento delle proprie famiglie. E quando parlo di sopravvivenza intendo esattamente questo: riuscire a procurarsi riso, qualche verdura, una fonte di proteine e, in Sierra Leone, l’olio di palma, componente fondamentale dell’alimentazione locale.

Per questo motivo il paesaggio continua a essere trasformato attraverso pratiche agricole itineranti che prevedono il disboscamento e l’incendio della vegetazione. Le ceneri fertilizzano temporaneamente il terreno, consentendo la coltivazione per alcuni anni, fino a quando la produttività diminuisce e si rende necessario aprire un nuovo appezzamento di foresta, ripetendo il ciclo.

Tutto questo avviene per una ragione molto semplice: permettere alle famiglie di avere qualcosa da mangiare. Una domanda che mi pongo spesso è: io cosa farei se mi trovassi nella loro stessa situazione?

Bisogna inoltre considerare che molte di queste persone non hanno mai avuto accesso a un’istruzione adeguata. Talvolta mancano le risorse economiche, altre volte persino la possibilità fisica di frequentare una scuola. In alcuni villaggi esistono edifici scolastici, ma non ci sono insegnanti perché nessuno può pagarli.

A questo si aggiunge un forte isolamento geografico. Per raggiungere alcuni villaggi possono essere necessarie ore di viaggio su piste sterrate con veicoli fuoristrada, oppure giorni di cammino. Durante la stagione delle piogge, molte comunità rimangono quasi completamente isolate dal resto del Paese.

La conservazione passa dalle persone

La vera conservazione della natura si basa su un equilibrio delicato tra la protezione degli ecosistemi e il miglioramento delle condizioni di vita delle persone che vivono al loro interno.

Parlo volutamente di alternative, perché non si può pensare di realizzare un progetto di conservazione coinvolgendo le comunità locali senza offrire soluzioni concrete ai loro bisogni. Non possiamo arrivare con una visione esterna e imporre dall’alto le nostre idee, sperando che qualcosa cambi. Il cambiamento reale nasce quando si ascoltano le persone, si comprendono le loro necessità e si costruiscono insieme percorsi realistici e sostenibili.

I loro bisogni sono spesso i più essenziali: cibo, acqua potabile, assistenza sanitaria e istruzione.

Il progetto Nature Nourishes

Dopo questa introduzione, posso finalmente raccontarvi il progetto Nature Nourishes.

Sono un biologo conservazionista specializzato nella gestione e nel recupero di habitat degradati e nella conservazione di specie in pericolo di estinzione. Il WFP ha incaricato il Tacugama Chimpanzee Sanctuary di gestire questo progetto e io ricopro il ruolo di Field Manager. Mi occupo della pianificazione operativa, della selezione dei collaboratori locali e del coordinamento delle attività di monitoraggio ambientale.

Il progetto prevede la selezione di membri delle comunità locali in quattro diverse aree naturali della Sierra Leone, per formarli come eco-guards: figure assimilabili a ranger comunitari, senza funzioni di polizia o poteri legali, incaricate di monitorare e documentare lo stato dell’ambiente.

La selezione degli eco-guards

Insieme al team abbiamo sviluppato un piano di selezione che ci ha portato a realizzare tre missioni sul campo, della durata di circa una settimana ciascuna, nel mese di maggio 2026. Abbiamo intervistato oltre 100 candidati e svolto prove pratiche in foresta, selezionando infine 112 persone che entreranno a far parte del programma.

Non è stato semplice. Ogni area presenta lingue e dialetti differenti e la barriera linguistica è stata spesso una sfida significativa. Grazie al supporto del team locale, siamo però riusciti a completare con successo l’intero processo.

Parallelamente, abbiamo dedicato molto tempo alla sensibilizzazione delle comunità. Molti abitanti temevano che il progetto comportasse la perdita delle loro foreste e delle loro terre, sottraendole alle comunità. Un timore comprensibile, considerando la storia della colonizzazione e dello sfruttamento delle risorse naturali in questo Paese.

In realtà, il progetto ha l’obiettivo opposto: lavorare insieme alle comunità per garantire un futuro sostenibile, sia alle persone sia alla natura.

Tra gli eco-guards sono stati selezionati 12 coordinatori, che fungeranno da punto di riferimento locale e da collegamento diretto tra il nostro team e i vari gruppi di monitoraggio.

Formazione e monitoraggio sul campo

Questi coordinatori sono stati invitati presso il Tacugama Chimpanzee Sanctuary, con tutte le spese coperte dal progetto. Per molti di loro, anche un semplice spostamento rappresenta un costo difficilmente sostenibile.

Durante cinque giorni di formazione intensiva abbiamo insegnato loro a utilizzare gli smartphone forniti dal progetto come strumenti GPS e a raccogliere dati attraverso SMART, una delle piattaforme più utilizzate al mondo per il monitoraggio ambientale e il contrasto al bracconaggio.

In quei giorni stavo combattendo contro la malaria e non è stato facile seguire ogni fase della formazione. Fortunatamente, ho potuto contare su un team locale eccezionale, che ha gestito le attività sul campo con grande professionalità.

Abbiamo inoltre mostrato come utilizzare le fototrappole e come raccogliere e trasmettere i dati provenienti dagli eco-guards. Tutte queste informazioni verranno successivamente analizzate per produrre report mensili, che costituiranno la base della fase successiva del progetto.

I primi passi nelle comunità

Il prossimo passo sarà tornare in tutte le aree selezionate insieme ai nuovi ranger, distribuire l’equipaggiamento e svolgere attività pratiche di monitoraggio direttamente sul territorio. Trascorreremo settimane nelle foreste, tra colline, laghi e villaggi, monitorando fauna selvatica, tracce animali e attività antropiche illegali.

Abbiamo già iniziato il lavoro con alcune comunità attraverso una settimana di formazione pratica sul campo. Dopo le lezioni teoriche, i partecipanti hanno iniziato subito a utilizzare le applicazioni di monitoraggio e a raccogliere dati reali.

La risposta delle comunità è stata estremamente positiva. L’interesse, la partecipazione e la voglia di imparare hanno superato le aspettative. Ora non resta che iniziare davvero.

Costruire alternative sostenibili

Attraverso i dati raccolti sarà possibile identificare soluzioni concrete per migliorare la qualità della vita delle comunità e, allo stesso tempo, lo stato di conservazione degli ecosistemi circostanti.

Tra le possibili iniziative vi sono fonti alternative di proteine, come piccoli allevamenti ittici, pollai e allevamenti di capre, con l’obiettivo di ridurre la caccia illegale alla fauna selvatica.

Sul fronte agricolo, una delle strategie più promettenti è l’agroforestazione: un sistema che integra alberi autoctoni e colture alimentari, creando un gradiente naturale tra aree coltivate e foresta e garantendo benefici sia ecologici sia economici.

Questa è una sintesi semplificata del progetto. Nel corso del tempo si aggiungeranno attività di sensibilizzazione, educazione ambientale e numerose iniziative che nasceranno direttamente dalle esigenze emerse durante il percorso.

Ora non resta che proseguire lungo questa strada, consapevoli delle difficoltà che inevitabilmente incontreremo. Ma fa parte del processo.

A piccoli passi si possono ottenere grandi risultati.

Raccontare per proteggere

La conservazione non si basa soltanto su dati scientifici, monitoraggi e strategie di gestione. Per proteggere la natura è fondamentale anche raccontarla.

Molte delle realtà che stiamo vivendo in Sierra Leone rimangono invisibili agli occhi del mondo: foreste remote, comunità isolate, specie minacciate e persone che ogni giorno cercano di costruire un futuro migliore in condizioni estremamente difficili.

La fotografia ha il potere di rendere visibili queste storie. Un’immagine può documentare un problema, mostrare un risultato concreto e creare un legame emotivo tra chi osserva e ciò che accade dall’altra parte del mondo.

Per questo motivo, la documentazione fotografica rappresenta una componente essenziale del progetto: non solo come testimonianza del lavoro svolto, ma anche come strumento di sensibilizzazione e di educazione ambientale.

Ogni fotografia realizzata sul campo racconta una parte di questo percorso, permettendo a chi la osserva di comprendere meglio le sfide, le difficoltà e le opportunità che caratterizzano oggi la conservazione della natura. Proteggere significa anche conoscere, e conoscere spesso inizia proprio da un’immagine.

Per questo motivo, RCE Foto sta fornendo un supporto prezioso attraverso il materiale fotografico e la diffusione del nostro lavoro, contribuendo a raccontare cosa significa operare quotidianamente nel mondo della conservazione ambientale.

E voi?

Che cosa ne pensate di questo progetto e delle dinamiche che lo caratterizzano?

Vi piacerebbe partecipare a un’iniziativa simile?

Vi aspettiamo nel prossimo articolo!

Andrea Massagli
Instagram: @undernature